venerdì 29 marzo 2013

#FridayReads - I consigli di lettura del venerdì

Su Twitter il venerdì compare questo simpatico hashtag #FridayReads.
È un tag che i twitteri usano per scambiare consigli di lettura.
L'idea mi è piaciuta, così ho pensato di riproporla sul blog.
Per funzionare richiede però la vostra collaborazione di lettori.
Io ora lascerò qui un consiglio di lettura e voi, mi raccomando, indicate le vostre letture del weekend nei commenti! :)

Il mio consiglio questa settimana è una lettura leggera, per dare un po' di sollievo ai neuroni sovraccaricati dalla settimana di studio/lavoro.

Valérie Saubade, Miss Sweety, Piemme (GLAM), 2012

Un piccolo assaggio di trama:

“Tutto comincia con una lettera, una lettera minatoria. Fino a quel mattino d'autunno, Samantha non aveva mai pensato che tenere la posta del cuore su una rivista potesse essere pericoloso. Dare consigli da lontano, al riparo della sua casa e sotto le mentite spoglie di Miss Sweety, è l'ideale per una ansiosa come lei. Poco importa che la sua esperienza in fatto di amore, sesso e affini sia quasi nulla; per tenere a bada mogli insoddisfatte e adolescenti inquiete basta la laurea in psicologia.„

...e se la trama non basta, anche un piccolo assaggio dal libro:
“Cullata dal rumore della macchina, Samantha guardava in silenzio il paesaggio mentre suo padre guidava. Non parlava molto, ma Samantha non pretendeva di più. Si sentiva bene, affondata nel sedile di cuoio consunto dagli anni.„
È abbastanza per stuzzicare il vostro appetito di lettori?
E voi? Quali libri consigliereste per il weekend?

giovedì 28 marzo 2013

Web Stories ∞ Desiderio inconfessabile

La web story di oggi ce la regala Romina Tamerici del blog omonimo, per il tema #Frammenti.

Accade per caso. Quando meno te lo aspetti. Tutto nella tua vita è perfetto: un marito che ti rispetta, dei figli che ti somigliano e crescono sani, un lavoro che ami, un corpo che si fa notare, una buona reputazione e un’innata propensione ad aiutare gli altri che ti rende sempre ben voluta da tutti.
Sì, sei una di quelle donne che tutti guardano e pensano: «Hey, lei sì che è una vincente nella vita».
E un po’ lo pensi anche tu, di nascosto, per modestia e per non attirarti l’invidiosa sfortuna addosso.

Poi però succede qualcosa. Un minuscolo dettaglio. Basta davvero poco e improvvisamente la gabbia dorata in cui avevi vissuto fino a pochi secondi prima ti sembra stringerti in una morsa. Soffochi. È come venire al mondo per la seconda volta e cercare a fatica la forza di un primo respiro che tarda a venire.
Ciò che hai sempre negato a te stessa, ciò che hai nascosto anche ai tuoi più tristi pensieri ti si palesa davanti: non sei mai stata davvero felice.
Tuo marito tarda sempre più spesso a tornare dal lavoro. False riunioni te lo restituiscono con profumi di donna addosso e con quello sguardo che non ti sfiora più come un tempo.
I figli hanno dimenticato che sei madre e non serva e con il giungere dell’adolescenza pretendono più diritti dei doveri che mai avranno il coraggio di assumersi. Pian piano si distaccano da te e il tuo senso di abbandono piange un ventre che si fa sempre più vuoto.
Il lavoro non ti dà più soddisfazioni come un tempo, ti senti inutile anche lì, ormai.
Le tue colleghe più giovani o più disinibite, invece, fanno carriera con una gonna corta che tu senti ormai di non poterti più permettere, dopo che qualche dispettosa ruga ha solcato il tuo viso, rivelandoti che, se ti vesti da ragazzina, alla tua età sei solo patetica.
 La buona reputazione che credi di avere è un buonismo rassegnato di chi si è accorto prima di te che la tua vita fa schifo, ma non te lo vuole dire e allora recita una parte, sparlandoti alle spalle con ira, accidia, invidia e almeno un altro paio di vizzi capitali.
Il bene che fai per gli altri ti ritorna indietro solo come odio e risentimento, con accuse di becere macchinazioni che ti dipingono solo come un’opportunista.

Caduta una carta, crolla il castello.
Ti ritrovi senza certezze, se non quella di aver sbagliato tutto, di essere una fallita.
Mentre ti pettini, guardi la tua immagine riflessa nello specchio e ti odi, ti odi come non hai mai odiato nessun altro essere vivente. Non ti riconosci più, non ti senti quella figura nello specchio e la odi, la odi perché si ostina a essere te, mentre tu vorresti liberartene ed essere diversa.
Presa dalla rabbia, lanci la spazzola contro lo specchio. Un gesto stupido, da ragazzina, però ti fa sentire meglio, anche se il vetro va in pezzi e ti tocca pulirlo pensando alla tua stupidità. La tua immagine riflessa orrendamente in ogni piccolo frammento di specchio ti guarda con un ghigno non tuo. E mentre raccogli i pezzi, cerchi di raccattare anche i pezzi di te, ma sei troppo in frantumi.

Un pensiero insano ti riempie la mente. È inconfessabile quel desiderio di sentire un frammento insinuarsi nella carne e liberare il rosso nettare di vita. Tu non sei il tipo e lo sai. In una piccola parte di te, ti senti ancora una che ha vinto nella vita e non sai rassegarti alla sconfitta.
Raccogli i pezzi di specchio e li getti via. Poi però ne prendi uno e te lo rigiri per un po’ tra le dita. E istintivamente provi anche a passarlo sulla pelle, solo per vedere l’effetto che fa, per provare a sentire la sensazione che ti darebbe avere in mano di nuovo le sorti della tua vita, anche solo per porle fine.
Scoppi a piangere al pensiero dei tuoi pensieri. Ti disperi perché capisci che il tuo più grande desiderio è quello di sentire il sangue scorrere via da te, ma non vuoi ammetterlo. Sorridi da sola, mentre getti nella spazzatura l’ultimo frammento di specchio, come se quel pensiero fuggevole non fosse stato realmente tuo. Finisci di pulire per terra, inventi mentalmente una scusa credibile per giustificare lo specchio rotto e ritorni a fare la tua parte nel gioco che ti ha assegnato la vita: moglie, madre, lavoratrice, donna piacente, stimata e attenta agli altri. La consapevolezza del fallimento però ora è palese. E nei momenti di sconforto non ci saranno più illuse menzogne a farti compagnia, ma solo il ricordo di un’assassina carezza di vetro che, nonostante tutto, continuerai a desiderare.

***
L'Autrice si presenta
Biografia: Romina Tamerici, studentessa universitaria, scrittrice, blogger e non solo. Autrice di "Voliamo Insieme con la Fantasia" e "La mia amica Clorinda". Curriculum e bibliografia completa sono disponibili sul suo blog: http://tamerici-romina.blogspot.it/.

mercoledì 27 marzo 2013

eReader ∞ una panoramica

In questo post ho parlato dell'ebook Ultimo Orizzonte, romanzo di Valentina Coscia pubblicato da WePub, una giovane casa editrice che ha fatto la scelta coraggiosa di pubblicare solo in digitale.
E allora mi è venuta quest'idea: magari sarebbe interessante tenere una rubrica dove si parla di ebook, di case editrici che hanno scelto di farne il loro formato di battaglia e di nuovi autori italiani, tra cui anche i self-publisher.
Prima però ho pensato che potrebbe essere utile una panoramica sugli eReader.
L'autrice di questo post ne ha testati ben 4 modelli, di cui 2 della famiglia Kobo, il reader della Mondadori, un Amazon Kindle e un Leggo IBS (il mio primo ereader, ormai vecchiotto).



lunedì 25 marzo 2013

Novità di primavera

È arrivata la primavera. Anche se dalla neve che cade fuori dalla mia finestra non si direbbe.
È arrivata la primavera e, con la primavera, abbiamo inaugurato la nuova grafica primaverile!
I disegni della testata e dei bannerini delle rubriche sono di Eleonora Grasselli, del blog GioCammina con Matilde, la nostra nuova collaboratrice. Sì, finalmente abbiamo trovato un'illustratrice! :D
Ma le novità non si fermano qui. Che abbiamo aperto una Community su Google+ e abbiamo inaugurato un canale Youtube già lo sapete; iscrivetevi numerosi, mi raccomando!
Avete già avuto un assaggio della nuova rubrica Web Stories, l'appuntamento fisso del giovedì con i racconti scritti dai membri della Community. Presto aggiungeremo una pagina statica con i nomi di chi ha scritto con noi, una piccola bio e il link al loro blog o sito web.
Abbiamo intenzione di potenziare la rubrica GeekLife espandendo gli argomenti trattati a tutte quelle risorse che possono tornare utili a scrittori e lettori digitali, quindi prossimamente si parlerà di ebook reader, risorse per leggere e creare ebook, blogging, social media e piattaforme per la scrittura interattiva.
Per la rubrica Fruscio di Pagine questo venerdì inaugureremo un nuovo topic: #FridayReads, il consiglio di lettura del venerdì. L'idea mi è venuta dall'omonimo hashtag di Twitter. Ogni venerdì lasceremo per voi sul blog un consiglio di lettura per il weekend.
I libri scelti saranno letture leggere che possano essere lette, appunto, nello spazio di un weekend. La vostra partecipazione sarà molto gradita, quindi mi raccomando, lasciate i vostri consigli di lettura nei commenti!
Sempre nell'ambito della rubrica Fruscio di Pagine un nuovo piccolo spazio, ma speriamo che possa crescere in fretta, sarà dedicato alle pubblicazioni in digitale, sia di case editrici native digitali come WePub, sia di self-publisher, letti e commentati per voi.
Con la grafica primaverile ho deciso anche di sperimentare soluzioni diverse per quanto riguarda il layout del blog e di provare alcuni nuovi widget, come la welcome bar di wibiya.
È gradito il vostro feedback! Non esitate a lasciare commenti a questo post, oppure sulla nostra pagina Google+ (iscrivetevi numerosi!).

Postilla: avrete notato che ho tolto dal blog alcune delle pagine statiche. Le ho riportate temporaneamente in bozza per rivedere o aggiornare i contenuti.

Per il momento è tutto. Non dimenticate di lasciare il vostro feedback sulle nuove soluzioni grafiche del blog e restate collegati per le prossime novità. ;)

giovedì 21 marzo 2013

Web Stories ∞ Frammenti

La web story di oggi ce la regala Ciottolina sul tema #Frammenti.

Alle elementari avevo un’amica del cuore. Si chiamava Martina. L’ho conosciuta perché le altre bambine mi snobbavano, ero un maschiaccio, avevo i capelli corti, giocavo a palla e me ne infischiavo delle bambole. Si è avvicinata e abbiamo cominciato a giocare a palla insieme. Vedevo in lei un po’ di me, come si vestiva, come si muoveva, le idee che aveva, i giochi che inventava.
Ogni giorno che nasceva ci vedeva insieme.
Insieme a scuola, vicine di banco, nell’intervallo. Poi un paio di pomeriggi ci incontravamo a casa mia o a casa sua, tranne il mercoledì che aveva nuoto.
Avevo un cammello gigante, lei ci saliva sopra e con un microfono immaginario facevamo finta di essere in Egitto a girare un reportage, ed io facevo la regista.
Ricordo ancora l’odore di casa sua, il campo con gli alberi da frutto dove scorrazzavamo felici, sicure della nostra amicizia e della nostra complicità.
Ero gelosa di lei, del tempo che non passavamo insieme, dei suoi pomeriggi dedicati allo sport, dei weekend nella casa paterna lontano da me.
Così, il tempo che passavo sola, senza di lei, passava lento, era noioso non avere qualcuno di così speciale intorno.
Mia madre mi spronava ad invitare altri amichetti e amichette, ma senza di lei niente aveva senso, non mi divertivo.
Ero piuttosto testarda, “o lei o niente”.
Gli altri non avevano ciò che io vedevo in Lei.
E ciò che vedevo in lei era un frammento di Me.
Qualcosa si era staccato dal mio cuore, dalla mia testa, dalla mia anima per andarsi a posare dolcemente su di lei, per poi penetrarla fino alla sua essenza.

Primo giorno di superiori. Banchi messi a ferro di cavallo, mi guardo intorno e vedo 25 facce nuove, vestiti e zaini di mille colori diversi, sospiri, parole timide sussurrate, sorrisi accennati.
Poi, i suoi occhi.
La mia attenzione viene attirata da due occhi neri, che mi fissano, come se volessero vedermi dentro, come se mi vedessero già dentro, nuda.
“È lei” così mi dice una vocina dentro di me. Io alzo le spalle e cerco di fare amicizia un po’ con tutti.
I giorni passano, la confidenza aumenta, cominciamo a divertirci, a formare un bel gruppo affiatato, ma gli occhi neri mi fissano sempre.
Si sgranano quando scopriamo di avere gli stessi gusti musicali, ci piacciono i Nirvana anzichè la musica da discoteca. Così decidiamo di conoscerci meglio.
Gli occhi neri hanno un nome. Cecilia.
Cecilia e io parliamo ore e ore, prendiamo il tram insieme e andiamo in centro, passiamo la notte a ridere e a chiacchierare, a vedere i video musicali su mtv, ci scambiamo i diari, le parole, i pensieri, le anime.
Siamo molto diverse ad una prima occhiata. Ma scavando, con il linguaggio dell’anima, ci si accorge che molte cose ci accomunano, che sembriamo divise alla nascita, che talvolta noi stesse ci spaventiamo perchè pensiamo o diciamo la stessa cosa nello stesso momento.
Così passano le prime cotte, i primi amori, ma anche i fraintendimenti, le litigate, i dubbi.
Le estati passate divise, le separazioni, le incomprensioni.
Non è stato tutto facile e lineare, ci sono stati periodi bui, periodi in cui seriamente credevo di avere perso la Cecilia che era dentro di me, un bocciolo che invece di morire di stenti è fiorito, a sorpresa.
Ci sono ricordi che non sono più miei, ci sono ricordi che non sono più suoi. A volte credo di avere vissuto due vite. Di conoscerla da sempre, da quando abitava in Svizzera, da quando era una bambina. A volte mi sembra di ricordare cose di Lei che non ho nemmeno vissuto, ma che mi ha solamente raccontato.
Non c’è un motivo per tutto questo, non c’è una logica. Ho cercato spiegazioni, ma non le ho mai trovate.
Gli occhi neri sono sempre lì, ancora oggi, dopo 15 anni.

Sasha.
Era un giorno caldo di giugno.
Di lui non ricordo l’attimo preciso in cui i miei occhi hanno incontrato i suoi.
Spero mi verrà in aiuto un sogno.
Però mi ricordo il suo imbarazzo a chiedermi il numero di telefono, la mia eccitazione per la prima uscita, il bocciolo di rosa che mi ha donato, il nostro primo bacio.
Con lui mi si è aperto un nuovo mondo: i sapori, gli odori, i colori erano più vivi, freschi, più buoni.
Mi si è insinuato dentro a poco a poco, come un veleno mi ha paralizzato i pensieri: l’istinto e il cuore finalmente non avevano freno.
Era stupendo vivere su un’altalena, con la costante paura di cadere, gli attimi di sconforto, la sofferenza dovuta alla lontananza, che venivano ripagate da un senso di libertà estrema, di voglia di vivere all’ennesima potenza, dalla sfrontatezza, dalla sensazione di infinito che le nostre due anime creavano insieme.
Nulla era logico, razionale, tutto era fantastico, una favola dalla quale non avrei voluto svegliarmi. Mai.
Perché credevo di essere già morta in paradiso.
Perché credevo che più felici di così non si poteva essere.
Perché l’anima gemella esiste e io l’avevo trovata.
Con nessuna persona mi era mai capitato di sentirmi così speciale, non avevo mai pensato di poter appartenere a qualcuno se non a me stessa, di avere la capacità di lasciarmi andare, trascinata da un fiume impetuoso di emozioni, fitte, voglie, di desideri così intensi.
Gli altri non riuscivano a capire come ci sentivamo, ci prendevano in giro, e noi li compativamo, perché sapevamo che loro non potevano capire senza essere innamorati come lo eravamo noi.
Così uniti, legati da una magia indissolubile, senza fine, che c’è, ma non si vede... mescolati, così da non sapere dove inizia uno e finisce l’altro...frammenti di Amore dissolti nel sangue...contaminandolo in eterno.
Non c’è antidoto per il Nostro veleno.

***
L'Autrice si presenta
Classe 1984. Scrivo principalmente sul classico “diario segreto”, e dal 2008 racconti brevi, che mi hanno portato alla stesura  e alla pubblicazione nel 2010 di Nuvole Rosa (Albatros Il Filo)

martedì 19 marzo 2013

La parola del giorno - Specchio

Davanti a uno specchio:
  • mi lavo la faccia,
  • mi lavo i denti,
  • mi fisso le pupille,
  • studio i pori della pelle del mio viso,
  • faccio delle smorfie buffe,
  • rido delle smorfie divertenti,
  • fingo di cantare come davanti a un pubblico,
  • improvviso un balletto cantato,
  • ...
E' mai capitato anche a voi di fare cose, apparentemente senza senso davanti ad uno specchio?
A me capita.
Osservo il mio riflesso e mi viene da fare una o più delle azioni che ho elencato.
E' strano, sono da sola, davanti a me stessa, ma in qualche modo non sono io quella dello specchio.
Capisco che è un pensiero un pò contorto, ma mi capita di estraniarmi davanti a uno specchio, di dimenticare che quella riflessa sono io e di pensare a lei (me) come a una gemella intrappolata in questo vetro argentato e lucente.
Sono da ricovero? No, dai, sarà capitato anche a voi di fare cose senza senso davanti a uno specchio, no??
In un certo senso è liberatorio, diamo sfogo alla follia positiva che c'è in ognuno di noi e poi ci fa ridere, ci fa scaricare della tensione che possiamo aver accumulato per vari motivi. E' un pò come infrangere i propri tabù per un momento.
Sei tu sola con te stessa e puoi liberarti dei legacci che ti tengono sobria e seriosa durante il resto della giornata.
Io amo questo mio personale momento di "follia" e non potrei farne a meno. Magari non sarà una cosa da fare tutti i giorni, ma a volte, quando sentiamo di dover dare a noi stessi una valvola di sfogo, perchè no?

E ora, prima di lasciarvi, vi domando se anche a voi capita di fare cose strane davanti allo specchio o se avete altri modi per scaricarvi della tensione in eccesso.

Alla prossima!

:-)